Lo scorso 10 dicembre, presso il Centro Polifunzionale della Parrocchia San Gregorio VII, si è svolto il Pranzo d’Avvento “Insieme verso il Natale”, organizzato dalla Fondazione Santo Versace in collaborazione con l’Osservatore di Strada e il Centro di Ascolto parrocchiale.
L’iniziativa è nata con l’obiettivo di offrire un momento di accoglienza, ascolto e vicinanza alle persone più fragili seguite dai servizi della comunità. Un pranzo condiviso, ma soprattutto uno spazio di relazione e attenzione, pensato per far sentire ciascuno accolto nella comunità.
«Nessuno dovrebbe sentirsi solo, soprattutto in un tempo come quello dell’Avvento – hanno dichiarato Santo Versace e Francesca De Stefano Versace – La dignità e il valore di ogni individuo guidano quotidianamente il nostro impegno».
Un gesto semplice ma profondamente significativo, capace di rinnovare il valore della condivisione, della cura e dell’incontro. Una giornata in cui i partecipanti si sono ritrovati attorno alla stessa tavola, rafforzando legami e ricordando quanto l’attenzione verso l’altro possa fare la differenza.
Con “Insieme verso il Natale”, la Fondazione Santo Versace conferma il proprio impegno accanto ai più fragili, promuovendo iniziative concrete che mettono al centro la persona, l’ascolto e la costruzione di relazioni autentiche.
Le marmellate Redenta (redenta.it) raccontano molto più di un semplice prodotto artigianale: sono il frutto concreto di un progetto che intreccia qualità, impegno sociale e rinascita personale. In questo laboratorio, donne vittime di tratta ritrovano ogni giorno dignità e speranza attraverso un lavoro che profuma di frutta fresca e di futuro. Sostenute dal progetto il “Gusto del bene” della Fondazione Santo Versace ente filantropico, queste confetture nascono da mani che hanno conosciuto la paura, ma che ora imparano di nuovo a creare, a curare, a credere in sé. Ogni vasetto è il risultato di un processo rigoroso, artigianale, ma anche di un percorso umano profondo: mentre la frutta cuoce lentamente, si ricostruiscono identità, sogni, possibilità. Assaggiare le marmellate Redenta significa entrare in contatto con storie che stanno cambiando direzione, scoprendo un sapore che unisce dolcezza e coraggio, tradizione e rinascita. È qui che il bene prende forma, colore e profumo: in un semplice vasetto capace di trasformare un gesto quotidiano in un atto di solidarietà reale.
Il Gusto del bene
Il “Gusto del bene” non è solo un progetto: è un promemoria di quanto il bene, quando trova la strada giusta, possa cambiare destini. È l’iniziativa attraverso cui la Fondazione Santo Versace, fondata da Francesca De Stefano Versace e Santo Versace, sostiene realtà che offrono nuove possibilità a chi ha vissuto il dolore, la paura, la fragilità. È qui che nasce il laboratorio di marmellate Redenta, realizzato da don Aldo Buonaiuto, fondatore della Cooperativa Pace in Terra: un luogo in cui le giovani donne vittime di tratta, accolte nella “Casa fra le nuvole” della Comunità Papa Giovanni XXIII, riscoprono il valore di un gesto semplice. E in quel gesto ritrovano fiducia, dignità, futuro.
La storia di Sofia…
Per Sofia, un vasetto di marmellata non è solo un prodotto: è il simbolo del sogno che credeva perduto. Partita dalla Nigeria con la speranza di una vita migliore, è stata invece risucchiata da una spirale di violenza e sfruttamento. Torture, minacce, l’obbligo di prostituirsi: il suo sogno sembrava svanito per sempre. Eppure, nonostante tutto, Sofia ha trovato la forza di ribellarsi. È fuggita, ha attraversato la paura, il silenzio, la solitudine. Fino a quando non è stata accolta e protetta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Oggi, grazie al “Gusto del bene” e Redenta, quel sogno che si era frantumato si sta ricomponendo: ora può lavorare, ricominciare, immaginare un domani luminoso per sé e per la sua famiglia.
…e quella di Rachele
Anche Rachele ha attraversato il buio. Dalla Bulgaria all’Italia chiusa nel bagagliaio di un’auto, convinta che avrebbe fatto la babysitter. Invece, al suo arrivo, l’orrore: vestiti succinti, un marciapiede, un ordine terribile: vendere il suo corpo. Ha rifiutato. E per questo è stata torturata con una crudeltà disumana: un orecchio ridotto a brandelli con una pinza, ciocche di capelli strappate fino a scoprire la cute, bruciature di sigarette sul corpo. In fin di vita, è stata salvata dalle Forze dell’Ordine e accolta in una casa della Comunità Papa Giovanni XXIII. Molte ferite si stanno rimarginando, ma quelle dell’anima richiedono tempo, cura, amore. E in quel laboratorio di marmellate, anche Rachele sta ritrovando una parte di sé che credeva perduta.
Aiutare gli altri: una regola di vita
Sofia e Rachele hanno iniziato un cammino di rinascita grazie al laboratorio Redenta, sostenuto dal progetto “Gusto del bene”. Per loro, un lavoro non è solo uno stipendio: è la prova che il dolore non avrà l’ultima parola. È dignità. È libertà. Questo è possibile grazie all’impegno e alla sensibilità di Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, che hanno scelto di fare dell’aiuto alle persone più fragili una regola di vita. Grazie a loro, oggi, queste giovani donne possono guardare avanti con speranza.
Il laboratorio delle marmellate
Le marmellate Redenta sono un concentrato di natura e cura. Non contengono conservanti né pectina: solo frutta scelta, lavata e sbucciata una a una da chi, mentre lavora, si riappropria della propria storia. A vigilare su tutto c’è nonna Marina, il cuore materno della “Casa fra le nuvole”. Ha lasciato le comodità della sua vita per essere presenza, conforto, famiglia per queste giovani donne e i loro bambini. Il laboratorio, nato nelle Marche, è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche, che ha fornito i macchinari per la cottura e la pastorizzazione. E grazie ai cuochi del Dipartimento Solidarietà Emergenza Marche della Federazione Italiana Cuochi, che offrono formazione professionale preziosa. Fondamentale anche il sostegno della Fondazione Marche. Ogni vasetto è il risultato di un intreccio di mani, competenze e cuore.
Il “Gusto del bene” per un Natale solidale
Il Natale si avvicina, con la sua luce che invita a tornare all’essenziale. E quale gesto può essere più vero di un dono che porta con sé speranza? Sul sito Redenta.it è possibile acquistare le marmellate realizzate dalle donne che stanno ricostruendo la loro vita: prugna, pera e cacao, albicocca, mela e cannella, mandarino, arancia, fragola. Disponibili singole, in confezioni doppie o in cesti personalizzabili, queste confetture non sono solo deliziose: sono un modo concreto per restituire un sorriso a chi, per troppo tempo, ha conosciuto solo il dolore. E questo è il vero “Gusto del bene”.
Voci di Speranza
“Voci di Speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.
In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.
La povertà educativa è una questione globale e trasversale, che riguarda tanto le periferie urbane dei Paesi ricchi quanto le aree rurali dei Paesi in via di sviluppo. E’ una forma di disuguaglianza che non si limita ai Paesi poveri o economicamente instabili: riguarda anche società avanzate, dove mancano opportunità culturali, spazi di crescita e accesso equo alla formazione. La povertà educativa è l’impossibilità per bambini e adolescenti di sviluppare pienamente le proprie capacità cognitive, relazionali ed emotive, a causa di carenze nel contesto familiare, scolastico e sociale; è l’assenza di opportunità di crescita culturale e sociale che, inevitabilmente, riduce le possibilità di inserimento lavorativo e di partecipazione attiva alla vita civile.
Il fenomeno in parola, costituisce, infatti, una delle cause sulla quale si costruisce ogni altra forma di disparità sociale. Ne consegue che agire sull’esclusione sociale è una delle sfide più urgenti per assicurare la coesione sociale. Ogni bambino e ragazzo ha il diritto di sviluppare abilità e competenze, coltivare i propri talenti e le relazioni con gli altri, realizzare le proprie aspirazioni. La mancanza di tali opportunità influenza fortemente la crescita e il benessere personale e si traduce, per la società nel suo complesso, in bassi livelli di capitale umano e di produttività, inattività diffusa, incremento dei costi di tutela e, dunque, ridotti livelli di coesione sociale (Cfr. audizione direttrice Istat, presso la 7ª Commissione permanente – Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport – del Senato della Repubblica del 7 ottobre 2025 ). I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali perché è in questa fase che avviene più dell’80% dello sviluppo neuronale, influenzando la personalità, le competenze cognitive, socio-emotive e fisiche che si acquisiranno nel corso della vita. Per questo è necessario garantire che tutti i bambini abbiano la possibilità di sviluppare le proprie abilità, intervenendo molto precocemente con risorse e strumenti adeguati.
Mai perdere la speranza
In quest’ottica, si inserisce “Ragazzi al Centro” che allarga lo sguardo alla pluralità di aspetti che qualificano la povertà educativa (non limitandosi al mancato raggiungimento di obiettivi di istruzione scolastica), dedicando particolare attenzione all’infanzia e all’adolescenza, le fasi in cui viene costituito gran parte del capitale umano e sociale di un individuo. “Ragazzi al Centro” è un progetto triennale promosso dalla Fondazione Santo Versace Ente filantropico per contrastare la povertà educativa minorile e sostenere adolescenti tra i 13 e i 18 anni in condizioni di disagio psicosociale e rischio di dispersione scolastica. Una risposta concreta e innovativa al problema della povertà educativa: un ecosistema educativo e sociale che mette i giovani “al centro”, con l’ambizione di costruire un futuro migliore per loro e per la comunità.
Il cuore del progetto
“Ragazzi al Centro” è un progetto che unisce educazione, inclusione e benessere, con l’obiettivo di dare ai giovani più fragili una vera possibilità di crescita e di inserimento sociale e lavorativo. L’innovazione metodologica connota la straordinarietà del progetto: non solo a “recuperare” i ragazzi, ma tenerli nelle loro famiglie, lavorando contemporaneamente su minori, genitori e scuola. I ragazzi vengono presi in carico solo durante il giorno, mantenendo il legame con le famiglie, per evitare l’isolamento e rafforzare la rete educativa. Questo approccio integrato crea una rete di sostegno che permette ai giovani di sviluppare le proprie potenzialità e guardare al futuro con fiducia. Gli obiettivi principali sono il contrasto alla povertà educativa: offrire opportunità di crescita culturale, sociale e professionale; l’inclusione sociale: favorire l’integrazione dei ragazzi più fragili, evitando l’isolamento; il supporto alle famiglie: il progetto non si limita ai minori, ma coinvolge attivamente genitori e scuole, creando una rete educativa integrata; il benessere psicologico e fisico: attività sportive, laboratori e sostegno scolastico per rafforzare autostima e competenze. Con l’attivazione di questa rete, cuore del progetto “Ragazzi al centro”, tutti partecipano in maniera proficua e attiva al fine comune: consentire ai ragazzi di sviluppare appieno le loro potenzialità e guardare al futuro con maggiore fiducia.
L’intuizione
“Dobbiamo ringraziare Santo e Francesca per questa grande opportunità. Loro tengono molto a ‘Ragazzi al Centro ’ e, grazie al loro gesto, è stato possibile creare e, pian piano, allargare gli orizzonti di questo progetto, un po’ come i cerchi che si formano quando una goccia cade sulla superfice dell’acqua. Santo e Francesca, non solo sono due filantropi, ma hanno avuto un’ottima intuizione”, ha affermato da Patrizia Corbo, filosofa, coordinatrice delle comunità nazionali per minori (CNMC), Presidente della cooperativa il Piccolo Principe di Busto Arsizio, nonché fondatrice della Cittadella dei Ragazzi, intervistata da Interris.it. Il progetto “Ragazzi al centro” si realizza presso la Cittadella dei Ragazzi, situata a Villa Lazzati a San Vittore Olona (Milano), immersa in un ampio parco della Fondazione Minoprio, all’interno di un parco secolare di circa settemila metri quadrati, dove sono allocate quattro aree sinergiche. Presso questa struttura – gestita dalla Cooperativa Sociale Piccolo Principe Onlus, i giovani con fragilità profonde vengono presi per mano e accompagnati verso una nuova consapevolezza di sé e del proprio valore, al fine di imparare a costruirsi un proprio futuro.
L’intervista
Dottoressa Corbo, come inizia questo straordinario impegno che ha a cuore adolescenti fragili che affrontano disagi esistenziali?
“L’11 settembre 2001, è la data riportata nell’atto costitutivo della nostra prima cooperativa sociale: il Piccolo Principe onlus, una comunità che a Busto Arsizio accoglie minori di età compresa fra i 6 e i 13 anni, provenienti da situazioni familiari caratterizzate da incuria, abbandono, violenza. In un giorno infausto per il mondo, insieme ai miei due soci Claudia Dato e Piero Carnaghi, animati dalle competenze ed esperienze maturate nei rispettivi ambiti professionali, ero dal notaio, per dare avvio all’Alloggio per minori | Piccolo Principe, la cui mission è aiutare ogni minore a ricostruire la propria storia e a porre le basi per il futuro, in modo da poter ripartire. Il Piccolo Principe è il nostro primo progetto di accoglienza a favore dei minori in stato di disagio”.
Dal 2001 ad oggi quanti progetti accomunati dal medesimo intento: far germogliare un fiore, anche laddove il terreno sia cosparso di dolore e sofferenza, l’hanno vista protagonista?
“Nel 2008 e poi nel 2011 si colloca Il Volo maschile e femminile, che sono due case, rispettivamente, per ragazze e ragazzi dai 15 ai 21 anni, create per dare continuità educativa e cura a giovani non ancora pronti a volare da soli. Il Volo – Piccolo Principe è il punto d’inizio. In uno spazio e dimensione familiare ragazzi e ragazze condividono tempo ed esperienze con educatori che li accompagnano alla conquista di piccole autonomie quotidiane per dispiegare così le ali nella vita che li attende fuori dalle comunità. Il nostro metodo si basa su un approccio educativo terapeutico cognitivo – comportamentale, che consente di ridurre in tempi relativamente brevi i comportamenti disfunzionali degli adolescenti, che compromettono la vita affettiva e sociale. Gli adolescenti di cui ci prendiamo cura sono affetti da disturbi dell’ansia, psicosomatici, alimentari, depressivi, deficit di controllo degli impulsi, abuso di sostanze, condotte aggressive. Si tratta non solo di manifestazione di un disagio, ma anche di un loro modo di comunicare”.
Il volo cosa rappresenta?
“Il volo è la provvisorietà, la relatività della grandezza dell’uomo; il male guardato dall’alto, mentre si è, appunto, in volo assume una connotazione diversa, viene sminuito dalla grandezza, dall’immensità e dalla bellezza della vita”.
Una volta che i ragazzi e le ragazze hanno preso il volo come riuscite a non recidere il legame con la comunità, laddove si dovesse manifestare di nuovo il bisogno o comunque una situazione di disagio?
“Proprio per non condannare questi giovani, già segnati dalla vita alla strada, agli espedienti, ai rischi, oltre che vanificare anni di interventi clinici e educativi, abbiamo realizzato, dapprima, nel 2017 per le ragazze e, successivamente nel 2018, per i ragazzi, il progetto Itaca – Piccolo Principe. Per coloro che non sono ancora pronti emotivamente, psicologicamente e materialmente ad affrontare la vita da soli abbiamo due miniappartamenti nei quali i giovani possono co-progettare il percorso di maturazione, di acquisizione della consapevolezza e dell’autostima anche con l’ausilio del tutor di intermediazione sociale che li prepara a vivere, al termine del percorso, in completa autonomia”.
Accogliete anche neonati?
“Si dal 2008 accogliamo bambini di età compresa fra 0 e 5 anni, provenienti da famiglie che vivono situazioni di forte disagio. Anche grazie all’attivazione di una collaborazione attiva da venti anni con il dipartimento di psichiatria dell’Università Vita Salute del San Raffaele garantiamo un intervento psicodiagnostico, terapeutico e sanitario tempestivo e coordinato. Con il progetto Orso Balòo – Piccolo Principe accogliamo i bambini in un ambiente confortevole e familiare fin dalla prima infanzia, attraverso un percorso di accompagnamento all’affido, all’adozione o al rientro in famiglia.
E poi nel 2021 arriva un colpo di fulmine nella direzione del bene, del dare speranza e infondere fiducia. Un incontro “speciale” dal quale è nata una straordinaria costellazione che risplende di solidarietà.
“Con Francesca De Stefano Versace che è una donna straordinariamente affettiva e altruista ci siamo trovate a condividere il dono più grande: donare. Chi ha il cuore aperto gioisce nel dare la felicità al prossimo. E’ bello poter restituire, a chi è stato meno fortunato di noi, quello che la vita ci ha dato. Francesca per i ragazzi rappresenta la mamma dei progetti; i ragazzi le hanno dedicato il giardino delle rose che chiamano il giardino di Francesca, perché lei adora le rose e i ragazzi nutrono per Francesca e Santo un profondo affetto e sincera gratitudine per l’opera di solidarietà e amore che portano avanti”.
Come l’incontro con Francesca De Stefano Versace rappresenta una pietra miliare nella progettualità della Cittadella dei Ragazzi e nel percorso avviato dieci anni prima con il Piccolo Principe?
“Ci incontriamo a Roma all’ultima mostra fotografica di Giovanni Gastel, amico e ambasciatore della cooperativa sociale, rapito dal Covid a soli 66 anni. Ci ritroviamo sedute allo stesso tavolo; straordinaria è stata l’empatia, la condivisione e la risposta: Santo e Francesca hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il loro sincero sostegno: insieme ce la possiamo fare. Se ci sono i draghi ci sono anche i cavalieri che possono aiutare questi ragazzi fragili e indifesi, straziati nell’animo e nel corpo (troppo spesso abusati) a decantare il dolore, la rabbia e riaccendere la speranza. La cittadella dei Ragazzi è un esempio virtuoso di sinergie territoriali: la villa in cui ha sede la Cittadella è una donazione della famiglia Lazzati alla Fondazione Minoprio, che a sua volta l’ha concessa in comodato d’uso gratuito al Piccolo Principe per i prossimi vent’anni. Una dimora storica che ospita un centro polifunzionale della cooperativa sociale Piccolo Principe dedicato alla formazione, alla salute e al recupero dei giovani tra i 14 e i 25 anni in condizione di fragilità psico-sociale. Francesca e Santo hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il sostegno, dando vento alle nostre vele e benzina ai nostri motori”.
Voci di Speranza
“Voci di Speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.
In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.
La nascita della prima bambina sostenuta dal progetto “Insieme, per Te” rappresenta un passaggio significativo per il percorso avviato dalla Fondazione Santo Versace insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII. Una piccola vita che oggi cresce serena anche grazie al supporto offerto alla sua mamma durante la gravidanza.
Siamo lieti di condividere la testimonianza della mamma, che ha raccontato con semplicità e sincerità cosa abbia significato per lei sentirsi accompagnata e quale ruolo stia avendo il progetto nel suo quotidiano.
Le parole della mamma
“Questa mattina mi sono svegliata con il sorriso, guardando la nostra bimba… Lo sai è un grande dono per tutta la nostra famiglia, non avrei mai pensato che il dire “Sì” potesse aprire tutte le Porte del Cielo! Avere la possibilità di un ascolto diretto, della presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso il servizio di aiuto alle mamme, è un regalo inaspettato e da quando mi hai parlato del Progetto “Insieme, per Te”, mi è cambiata la vita. Non è solo un aiuto economico, ma è proprio sapere che anche io sono amata e ascoltata da persone che nemmeno conosco…
Prima il nome Versace per me era solo un nome che mi ricordava l’alta moda, una famiglia di stilisti, della Calabria… Oggi questo nome, la Fondazione Santo Versace, mi ricorda che esistono uomini e donne capaci di essere al servizio di altre donne e di vita difficile da sostenere! E allora mi dico, il mondo è capace di mettersi insieme e di essere una speranza per il futuro.
Voglio dire a tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII e alla Fondazione Santo Versace che la solidarietà e la speranza cambiano le giornate, le nostre giornate, e stamattina sorrido e vi ringrazio tutti!”
Il progetto “Insieme, per Te”
“Insieme, per Te” è un progetto della Fondazione Santo Versace, realizzato in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII, dedicato alle donne che affrontano una gravidanza in situazioni di vulnerabilità.
“Voci di speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.
In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.
I primi protagonisti della rubrica sono i Fondatori Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, che raccontano come il loro legame abbia ispirato la nascita della Fondazione e guidato le iniziative per restituire dignità, sostegno e opportunità a chi vive in fragilità.
L’intervista
Il 3 settembre avete celebrato i vostri 20 anni di unione. Quanto il vostro legame ha influito sulla nascita della Fondazione nel 2021 e nel suo percorso di crescita?
“Il nostro legame è stato decisivo. La Fondazione è nata dal desiderio di trasformare la nostra unione in qualcosa che andasse oltre noi stessi. In questi vent’anni abbiamo condiviso gioie e prove, e abbiamo capito che il bene va moltiplicato, non tenuto per sé. Così, nel 2021, abbiamo dato vita alla Fondazione Santo Versace, che oggi è la nostra eredità vivente e un modo per restituire ciò che la vita ci ha donato”.
Tra le vostre tantissime iniziative c’è anche il sostegno al nostro quotidiano In Terris. Cosa vi ha spinto a credere in questo progetto editoriale e a renderlo parte della vostra missione filantropica?
“Abbiamo scelto di sostenere In Terris perché rappresenta un modello unico di giornalismo sociale. Attraverso Pace in Terra ETS, Don Aldo ha dato vita a un quotidiano che non solo informa, ma promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Il corpo redazionale è composto da professionisti capaci di superare le barriere della disabilità fisica, affiancando carriere trentennali nel mondo dell’informazione nazionale a giovani talenti appena usciti dalle università e dalle scuole di giornalismo. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutte le persone con disabilità. Crediamo che l’uguaglianza delle opportunità passi anche da qui: dal garantire che ognuno possa esprimere il proprio talento, senza essere definito da una fragilità. In Terris non è solo un giornale: è una testimonianza vivente di dignità, inclusione e futuro.
Tra gli enti sostenuti dalla Fondazione c’è anche Pace in Terra ETS, guidata da don Aldo Bonaiuto. Come è nata questa collaborazione e cosa significa per voi aiutare queste persone a ritrovare la loro forza e una nuova prospettiva di vita?
“La collaborazione con Don Aldo e Pace in Terra ETS è nata da un legame profondo di fiducia e dalla condivisione di valori. Con ‘Il Gusto del Bene’ abbiamo dato lavoro e dignità a giovani donne vittime di tratta attraverso la cooperativa e la produzione delle marmellate Redenta. Con il progetto Per non lasciarli mai soli, avviato presso l’oratorio ‘Carlo Acutis’ di Fabriano, sosteniamo invece chi vive condizioni di forte fragilità sociale. La Fondazione contribuisce fornendo beni alimentari per la mensa solidale che ogni giorno accoglie famiglie con bambini, persone senza dimora e tanti altri bisognosi del territorio. Abbiamo inoltre sostenuto l’ampliamento dell’oratorio e del centro estivo che ospita ogni anno oltre 300 bambini. Attraverso queste attività, Pace in Terra non solo risponde a bisogni primari, ma crea anche percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, offrendo una seconda opportunità a chi è stato ferito, comprese donne vittime di tratta. Per noi, aiutare queste persone significa restituire dignità e futuro, ma anche costruire comunità inclusive dove nessuno venga lasciato indietro”.
La Fondazione sta realizzando vari progetti legati alle madri in condizioni di alta fragilità: “Abbracci in Libertà”, ad esempio ha trasformato un’area del carcere di Bollate in un luogo accogliente “a misura di bambino”, e “Tabasamu la mama – Il Miracolo della Vita”, che dà un rifugio e una nuova speranza a giovani madri della baraccopoli di Kibera, a Nairobi. Come sono nati questi progetti, quale impatto stanno avendo e quali obiettivi volete raggiungere attraverso queste iniziative?
“I progetti dedicati alle madri nascono da un’idea semplice: quando si sostiene una madre, si sostiene anche un figlio e si costruisce futuro. A Bollate abbiamo voluto regalare ai bambini di madri detenute uno spazio che parli di bellezza e accoglienza, perché anche lì i legami possano crescere. A Nairobi abbiamo dato rifugio a giovani madri che non avevano nulla: lì la vita rinasce nonostante tutto. L’obiettivo è lo stesso ovunque: dare strumenti, dignità e possibilità a chi parte svantaggiato”.
E’ stato lanciato il progetto “Insieme, per Te” che risponde alla richiesta di aiuto di donne in condizioni di fragilità che affrontano una gravidanza. Come è nata l’idea quali sono i gesti concreti che verranno realizzati?
“Per noi rispondere ai bisogni e alle richieste di aiuto è una regola di vita: aiutare chi soffre significa non voltarsi dall’altra parte. Con Insieme, per Te abbiamo scelto di rispondere anche a questa chiamata, mettendo a disposizione un numero verde dedicato per raccogliere le richieste e dare risposte concrete. Il servizio di ascolto è attivo attraverso il numero verde 800035036 e il numero WhatsApp 3427457666. Il progetto nasce con l’obiettivo di offrire sostegno alle madri in stato di gravidanza, soprattutto a chi si trova ad affrontare una gravidanza inattesa, problematica o in una condizione di vulnerabilità. Attraverso l’ascolto e l’accompagnamento, vogliamo aiutare le future mamme a riscoprire la loro forza e a vivere la gravidanza con serenità, aprendosi alla Vita. Con questo progetto la Fondazione Santo Versace intende garantire alle donne il loro ‘diritto alla maternità’, offrendo ascolto, sostegno e tutte le risorse necessarie per affrontare questa fase delicata con fiducia e speranza”.
Con grande soddisfazione annunciamo un importante passo nel percorso di crescita della Fondazione Santo Versace: l’ampliamento del Consiglio di Amministrazione, che passa da tre a sette membri.
Una scelta strategica e di valore, volta a rafforzare il nostro impegno e a consolidare quella rete solidale che da sempre ispira la nostra visione. Crediamo nella forza delle relazioni e nel contributo sinergico di professionalità diverse, unite da un comune senso di responsabilità sociale e di amore verso chi ha più bisogno.
Fino ad oggi, il Consiglio di Amministrazione era composto da Santo Versace, Presidente e Fondatore, Francesca De Stefano Versace, Vice Presidente e Fondatrice, Valentina Adornato, Consigliere.
Si uniscono a loro quattro nuove figure di comprovata esperienza e sensibilità, che condividono profondamente la missione della Fondazione:
Brunella Chiodo, COO di Entopan
Francesco Cicione, Fondatore e Presidente di Entopan
Renato Sala, Amministratore indipendente di Banca Monte dei Paschi di Siena, Senior Advisor di Banca Finnat
Siamo felici e orgogliosi di accoglierli nella nostra squadra. La loro competenza, unita alla passione che anima tutti noi, ci permetterà di affrontare nuove sfide con maggiore forza e determinazione, continuando a trasformare il nostro impegno in azioni concrete a favore delle persone più fragili.
Santo Versace e Francesca De Stefano Versace premiati per l’impegno verso i più fragili
Nella splendida cornice del Circolo Sportivo del Foro Italico, si è svolta la cerimonia di premiazione della V edizione del Torneo di tennis e padel “Racchetta Solidale”, un evento che celebra lo sport come veicolo di solidarietà e condivisione. La manifestazione, organizzata dall’Associazione Sportiva Luiss insieme a Capital Advisory, ha confermato anche quest’anno la sua vocazione a unire la passione sportiva con l’impegno sociale, sostenendo il progetto della Fondazione Santo Versace “Il Miracolo della Vita – Tabasamu La Mama”, realizzato in Kenya, nella baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in collaborazione con le associazioni Amani e Koinonia Community.
Tra i protagonisti della serata, Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, premiati anche quest’anno per il loro impegno costante nei confronti dei più fragili. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo dello spettacolo, dello sport e della solidarietà. Sono stati conferiti riconoscimenti a figure che si distinguono per il loro impegno civile, tra cui Don Antonio Coluccia; il giornalista Domenico Iannacone; Stefano Balsamo, fondatore del Canova Club; e Luisa Regimenti, Assessore alla Sicurezza e agli Enti Locali della Regione Lazio.
Premiati anche i vincitori dei tornei:
Tennis: Carlo Angelini, Peter Losev e Pamela Balestrieri
Padel: Carlo Carnevale – Dino Banzarino, Anna Sestini – Paolo Invernizzi, Erica Ciarrocchi – Odoardo Testa
La serata è stata condotta dal noto giornalista di Sky Sport Stefano Meloccaro e dal comico Marco Capretti.
Tra i presenti Alessandro Papa e Paolo Del Bene, in rappresentanza rispettivamente di Capital Advisory e Associazione Sportiva Luiss e numerosi ospiti del mondo artistico e televisivo, tra cui Michela Andreozzi, Federico Moccia, Gabriele Marconi, Ludovico Fremont, Giovanni Roberti, Roberta Albanesi.
Dal 9 all’11 luglio scorsi si è tenuto a Maida (CZ) il Global South Innovation, il forum di Entopan dedicato allo sviluppo sostenibile e inclusivo, a partire dal Mezzogiorno d’Italia e dal Mediterraneo. L’evento riunisce ogni anno leader istituzionali, economisti, innovatori, accademici e rappresentanti della società civile.
La Fondazione Santo Versace ha preso parte all’iniziativa attraverso un videomessaggio della Vice Presidente Francesca De Stefano Versace, che ha presentato i progetti della Fondazione e ha sottolineato il ruolo cruciale della collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore per affrontare con efficacia le sfide del nostro tempo.
Nel suo intervento, Francesca De Stefano Versace ha evidenziato l’importanza di “fare rete” come motore per generare impatto sociale positivo, in particolare nelle aree del Sud Italia e del bacino del Mediterraneo, dove le fragilità strutturali possono diventare opportunità se affrontate con visione e sinergia.
Ha inoltre ribadito l’impegno della Fondazione nel promuovere modelli di sviluppo equi, inclusivi e sostenibili, capaci di valorizzare le potenzialità delle persone e dei territori. Infine, ha incoraggiato tutti gli attori dell’innovazione a costruire alleanze solide per rispondere con azioni concrete e durature alle esigenze delle comunità.
“Abbracci in Libertà”: inaugurato all’interno della Casa di Reclusione Milano – Bollate il primo spazio a misura di bambino per gli incontri tra le madri detenute ed il loro figli
In occasione del mese dedicato alla Festa della Mamma, la Fondazione Santo Versace ha inaugurato, in un soleggiato pomeriggio di primavera, il progetto “Abbracci in Libertà”, nato per restituire dignità, bellezza e calore agli incontri tra le mamme detenute e i loro bambini. L’inaugurazione si è svolta nella Casa di Reclusione di Bollate, all’interno del reparto femminile, dove oggi sorge un’area verde e protetta dedicata all’infanzia e alla genitorialità che deve essere preservata anche in un contesto di detenzione.
L’iniziativa nasce dal cuore della Vice Presidente fondatrice della Fondazione, Francesca De Stefano Versace. “Abbracci in Libertà” rappresenta molto più di un’area giochi. È un’oasi di relazione, intimità e bellezza, che rispecchia i valori fondanti dell’ente: Amore, Dignità, Solidarietà, Trasparenza, Concretezza.
«Ogni madre e ogni bambino meritano un luogo dove sentirsi a casa, anche nelle difficoltà. Con “Abbracci in Libertà” vogliamo offrire uno spazio che favorisca il legame affettivo e la serenità, anche all’interno di un contesto di reclusione. Questo progetto è il nostro abbraccio simbolico a chi vive nella fragilità, un gesto che speriamo possa ispirare una rete di solidarietà che si estenda oltre le mura del carcere.»
Affermano Santo Versace e Francesca De Stefano Versace.
Il progetto nasce dalla volontà di creare un ambiente dedicato agli incontri madre-figlio, che fino ad ora si svolgevano in spazi comuni condivisi con altri detenuti. Con “Abbracci in Libertà”, invece, le madri detenute possono vivere la propria maternità in un luogo sicuro, accogliente e a misura di bambino.
Il direttore del carcere, il Dott. Giorgio Leggieri, ha dichiarato: «Alla Casa di Reclusione di Bollate lavoriamo ogni giorno per costruire un carcere che sia sempre più a misura di persona, perché crediamo che la dignità del detenuto sia il primo passo per un reale reinserimento sociale. In questo percorso, le madri detenute rappresentano una priorità assoluta: sostenere la relazione con i loro figli significa offrire un’opportunità concreta di futuro, anche in un contesto difficile come quello della reclusione. Siamo orgogliosi di progetti come “Abbracci in Libertà”, che grazie al contributo di partner privati dimostrano come la sinergia tra pubblico e privato possa generare valore e bellezza. Ogni intervento che rende migliore il nostro istituto è motivo di orgoglio per tutti noi che ci lavoriamo con impegno e convinzione.»
L’iniziativa è stata realizzata anche grazie al contributo della Banca del Fucino.
A progettare lo spazio è stata Imge Duzgun, giovane architetta dello studio Ideas di Milano, con il progetto “Sentieri di Filastrocca”, selezionato attraverso una call to action dedicata ad architetti under 35.
A impreziosire ulteriormente il parco è “L’abbraccio”, l’opera donata dall’artista Giulia Caruso, che ha anche guidato le detenute nella realizzazione pittorica della “filastrocca dei valori” lungo il muro perimetrale.
«Donare un abbraccio in un luogo che chiede ascolto e bellezza è stato per me un gesto profondamente umano», ha dichiarato l’artista, sottolineando il valore simbolico e trasformativo dell’intervento artistico.
Il pomeriggio a Bollate è stato per tutti un momento di grande emozione, partecipazione ed empatia. Per la Fondazione Santo Versace, rappresenta il primo passo di un percorso più ampio, che ha l’obiettivo di portare “Abbracci in Libertà” anche in altri istituti penitenziari italiani.
Perché ogni bambino merita un’infanzia da custodire e ogni madre il diritto di vivere la maternità, in un luogo dove si possa vedere il cielo, non le sbarre.
Lo scorso 12 maggio, l’Università degli Studi di Messina ha conferito al Presidente della Fondazione, Santo Versace, il Dottorato Honoris Causa in Economics, Management and Statistics, riconoscendo il valore di un percorso professionale e umano straordinario.
Durante la sua lectio magistralis, Santo Versace ha dedicato un momento profondo e sentito a uno dei temi più cari alla sua visione di vita: la restituzione. “Restituire – ha affermato – non è solo un gesto di generosità, ma un principio etico fondante per chi fa impresa. Sono convinto che ogni successo imprenditoriale comporti una responsabilità verso la società e il territorio da cui proviene, e che una parte del valore generato debba necessariamente essere restituito alla comunità, soprattutto a coloro che vivono situazioni di difficoltà e marginalità”.
Un passaggio emozionante del suo intervento è stato dedicato alla nascita della Fondazione Santo Versace, fondata nel 2021 insieme a sua moglie Francesca De Stefano Versace.
“È soprattutto grazie a mia moglie Francesca De Stefano Versace che questa visione etica si è tradotta in azioni concrete, strutturate e durature. Nel 2021 abbiamo dato vita alla Fondazione Santo Versace, che Francesca ha trasformato nel centro della sua vita, guidandola con passione, dedizione e sensibilità. Ama dire che questa Fondazione è “il figlio che non abbiamo avuto”, una metafora potente che esprime tutto il nostro impegno verso il futuro, la nostra eredità spirituale e sociale, fatta di cura, solidarietà e attenzione verso i più fragili.”
La Fondazione Santo Versace è orgogliosa di camminare accanto a lui, condividendo ogni giorno questa visione, fatta di cura, amore e solidarietà.