La povertà educativa è una questione globale e trasversale, che riguarda tanto le periferie urbane dei Paesi ricchi quanto le aree rurali dei Paesi in via di sviluppo. E’ una forma di disuguaglianza che non si limita ai Paesi poveri o economicamente instabili: riguarda anche società avanzate, dove mancano opportunità culturali, spazi di crescita e accesso equo alla formazione. La povertà educativa è l’impossibilità per bambini e adolescenti di sviluppare pienamente le proprie capacità cognitive, relazionali ed emotive, a causa di carenze nel contesto familiare, scolastico e sociale; è l’assenza di opportunità di crescita culturale e sociale che, inevitabilmente, riduce le possibilità di inserimento lavorativo e di partecipazione attiva alla vita civile.
Il fenomeno in parola, costituisce, infatti, una delle cause sulla quale si costruisce ogni altra forma di disparità sociale. Ne consegue che agire sull’esclusione sociale è una delle sfide più urgenti per assicurare la coesione sociale. Ogni bambino e ragazzo ha il diritto di sviluppare abilità e competenze, coltivare i propri talenti e le relazioni con gli altri, realizzare le proprie aspirazioni. La mancanza di tali opportunità influenza fortemente la crescita e il benessere personale e si traduce, per la società nel suo complesso, in bassi livelli di capitale umano e di produttività, inattività diffusa, incremento dei costi di tutela e, dunque, ridotti livelli di coesione sociale (Cfr. audizione direttrice Istat, presso la 7ª Commissione permanente – Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport – del Senato della Repubblica del 7 ottobre 2025 ). I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali perché è in questa fase che avviene più dell’80% dello sviluppo neuronale, influenzando la personalità, le competenze cognitive, socio-emotive e fisiche che si acquisiranno nel corso della vita. Per questo è necessario garantire che tutti i bambini abbiano la possibilità di sviluppare le proprie abilità, intervenendo molto precocemente con risorse e strumenti adeguati.

Mai perdere la speranza
In quest’ottica, si inserisce “Ragazzi al Centro” che allarga lo sguardo alla pluralità di aspetti che qualificano la povertà educativa (non limitandosi al mancato raggiungimento di obiettivi di istruzione scolastica), dedicando particolare attenzione all’infanzia e all’adolescenza, le fasi in cui viene costituito gran parte del capitale umano e sociale di un individuo. “Ragazzi al Centro” è un progetto triennale promosso dalla Fondazione Santo Versace Ente filantropico per contrastare la povertà educativa minorile e sostenere adolescenti tra i 13 e i 18 anni in condizioni di disagio psicosociale e rischio di dispersione scolastica. Una risposta concreta e innovativa al problema della povertà educativa: un ecosistema educativo e sociale che mette i giovani “al centro”, con l’ambizione di costruire un futuro migliore per loro e per la comunità.
Il cuore del progetto
“Ragazzi al Centro” è un progetto che unisce educazione, inclusione e benessere, con l’obiettivo di dare ai giovani più fragili una vera possibilità di crescita e di inserimento sociale e lavorativo. L’innovazione metodologica connota la straordinarietà del progetto: non solo a “recuperare” i ragazzi, ma tenerli nelle loro famiglie, lavorando contemporaneamente su minori, genitori e scuola. I ragazzi vengono presi in carico solo durante il giorno, mantenendo il legame con le famiglie, per evitare l’isolamento e rafforzare la rete educativa. Questo approccio integrato crea una rete di sostegno che permette ai giovani di sviluppare le proprie potenzialità e guardare al futuro con fiducia. Gli obiettivi principali sono il contrasto alla povertà educativa: offrire opportunità di crescita culturale, sociale e professionale; l’inclusione sociale: favorire l’integrazione dei ragazzi più fragili, evitando l’isolamento; il supporto alle famiglie: il progetto non si limita ai minori, ma coinvolge attivamente genitori e scuole, creando una rete educativa integrata; il benessere psicologico e fisico: attività sportive, laboratori e sostegno scolastico per rafforzare autostima e competenze. Con l’attivazione di questa rete, cuore del progetto “Ragazzi al centro”, tutti partecipano in maniera proficua e attiva al fine comune: consentire ai ragazzi di sviluppare appieno le loro potenzialità e guardare al futuro con maggiore fiducia.
L’intuizione
“Dobbiamo ringraziare Santo e Francesca per questa grande opportunità. Loro tengono molto a ‘Ragazzi al Centro ’ e, grazie al loro gesto, è stato possibile creare e, pian piano, allargare gli orizzonti di questo progetto, un po’ come i cerchi che si formano quando una goccia cade sulla superfice dell’acqua. Santo e Francesca, non solo sono due filantropi, ma hanno avuto un’ottima intuizione”, ha affermato da Patrizia Corbo, filosofa, coordinatrice delle comunità nazionali per minori (CNMC), Presidente della cooperativa il Piccolo Principe di Busto Arsizio, nonché fondatrice della Cittadella dei Ragazzi, intervistata da Interris.it. Il progetto “Ragazzi al centro” si realizza presso la Cittadella dei Ragazzi, situata a Villa Lazzati a San Vittore Olona (Milano), immersa in un ampio parco della Fondazione Minoprio, all’interno di un parco secolare di circa settemila metri quadrati, dove sono allocate quattro aree sinergiche. Presso questa struttura – gestita dalla Cooperativa Sociale Piccolo Principe Onlus, i giovani con fragilità profonde vengono presi per mano e accompagnati verso una nuova consapevolezza di sé e del proprio valore, al fine di imparare a costruirsi un proprio futuro.
L’intervista
Dottoressa Corbo, come inizia questo straordinario impegno che ha a cuore adolescenti fragili che affrontano disagi esistenziali?
“L’11 settembre 2001, è la data riportata nell’atto costitutivo della nostra prima cooperativa sociale: il Piccolo Principe onlus, una comunità che a Busto Arsizio accoglie minori di età compresa fra i 6 e i 13 anni, provenienti da situazioni familiari caratterizzate da incuria, abbandono, violenza. In un giorno infausto per il mondo, insieme ai miei due soci Claudia Dato e Piero Carnaghi, animati dalle competenze ed esperienze maturate nei rispettivi ambiti professionali, ero dal notaio, per dare avvio all’Alloggio per minori | Piccolo Principe, la cui mission è aiutare ogni minore a ricostruire la propria storia e a porre le basi per il futuro, in modo da poter ripartire. Il Piccolo Principe è il nostro primo progetto di accoglienza a favore dei minori in stato di disagio”.
Dal 2001 ad oggi quanti progetti accomunati dal medesimo intento: far germogliare un fiore, anche laddove il terreno sia cosparso di dolore e sofferenza, l’hanno vista protagonista?
“Nel 2008 e poi nel 2011 si colloca Il Volo maschile e femminile, che sono due case, rispettivamente, per ragazze e ragazzi dai 15 ai 21 anni, create per dare continuità educativa e cura a giovani non ancora pronti a volare da soli. Il Volo – Piccolo Principe è il punto d’inizio. In uno spazio e dimensione familiare ragazzi e ragazze condividono tempo ed esperienze con educatori che li accompagnano alla conquista di piccole autonomie quotidiane per dispiegare così le ali nella vita che li attende fuori dalle comunità. Il nostro metodo si basa su un approccio educativo terapeutico cognitivo – comportamentale, che consente di ridurre in tempi relativamente brevi i comportamenti disfunzionali degli adolescenti, che compromettono la vita affettiva e sociale. Gli adolescenti di cui ci prendiamo cura sono affetti da disturbi dell’ansia, psicosomatici, alimentari, depressivi, deficit di controllo degli impulsi, abuso di sostanze, condotte aggressive. Si tratta non solo di manifestazione di un disagio, ma anche di un loro modo di comunicare”.
Il volo cosa rappresenta?
“Il volo è la provvisorietà, la relatività della grandezza dell’uomo; il male guardato dall’alto, mentre si è, appunto, in volo assume una connotazione diversa, viene sminuito dalla grandezza, dall’immensità e dalla bellezza della vita”.
Una volta che i ragazzi e le ragazze hanno preso il volo come riuscite a non recidere il legame con la comunità, laddove si dovesse manifestare di nuovo il bisogno o comunque una situazione di disagio?
“Proprio per non condannare questi giovani, già segnati dalla vita alla strada, agli espedienti, ai rischi, oltre che vanificare anni di interventi clinici e educativi, abbiamo realizzato, dapprima, nel 2017 per le ragazze e, successivamente nel 2018, per i ragazzi, il progetto Itaca – Piccolo Principe. Per coloro che non sono ancora pronti emotivamente, psicologicamente e materialmente ad affrontare la vita da soli abbiamo due miniappartamenti nei quali i giovani possono co-progettare il percorso di maturazione, di acquisizione della consapevolezza e dell’autostima anche con l’ausilio del tutor di intermediazione sociale che li prepara a vivere, al termine del percorso, in completa autonomia”.
Accogliete anche neonati?
“Si dal 2008 accogliamo bambini di età compresa fra 0 e 5 anni, provenienti da famiglie che vivono situazioni di forte disagio. Anche grazie all’attivazione di una collaborazione attiva da venti anni con il dipartimento di psichiatria dell’Università Vita Salute del San Raffaele garantiamo un intervento psicodiagnostico, terapeutico e sanitario tempestivo e coordinato. Con il progetto Orso Balòo – Piccolo Principe accogliamo i bambini in un ambiente confortevole e familiare fin dalla prima infanzia, attraverso un percorso di accompagnamento all’affido, all’adozione o al rientro in famiglia.
E poi nel 2021 arriva un colpo di fulmine nella direzione del bene, del dare speranza e infondere fiducia. Un incontro “speciale” dal quale è nata una straordinaria costellazione che risplende di solidarietà.
“Con Francesca De Stefano Versace che è una donna straordinariamente affettiva e altruista ci siamo trovate a condividere il dono più grande: donare. Chi ha il cuore aperto gioisce nel dare la felicità al prossimo. E’ bello poter restituire, a chi è stato meno fortunato di noi, quello che la vita ci ha dato. Francesca per i ragazzi rappresenta la mamma dei progetti; i ragazzi le hanno dedicato il giardino delle rose che chiamano il giardino di Francesca, perché lei adora le rose e i ragazzi nutrono per Francesca e Santo un profondo affetto e sincera gratitudine per l’opera di solidarietà e amore che portano avanti”.

Come l’incontro con Francesca De Stefano Versace rappresenta una pietra miliare nella progettualità della Cittadella dei Ragazzi e nel percorso avviato dieci anni prima con il Piccolo Principe?
“Ci incontriamo a Roma all’ultima mostra fotografica di Giovanni Gastel, amico e ambasciatore della cooperativa sociale, rapito dal Covid a soli 66 anni. Ci ritroviamo sedute allo stesso tavolo; straordinaria è stata l’empatia, la condivisione e la risposta: Santo e Francesca hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il loro sincero sostegno: insieme ce la possiamo fare. Se ci sono i draghi ci sono anche i cavalieri che possono aiutare questi ragazzi fragili e indifesi, straziati nell’animo e nel corpo (troppo spesso abusati) a decantare il dolore, la rabbia e riaccendere la speranza. La cittadella dei Ragazzi è un esempio virtuoso di sinergie territoriali: la villa in cui ha sede la Cittadella è una donazione della famiglia Lazzati alla Fondazione Minoprio, che a sua volta l’ha concessa in comodato d’uso gratuito al Piccolo Principe per i prossimi vent’anni. Una dimora storica che ospita un centro polifunzionale della cooperativa sociale Piccolo Principe dedicato alla formazione, alla salute e al recupero dei giovani tra i 14 e i 25 anni in condizione di fragilità psico-sociale. Francesca e Santo hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il sostegno, dando vento alle nostre vele e benzina ai nostri motori”.
Voci di Speranza
“Voci di Speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.
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